martedì, Gennaio 19

C’era una volta… quello che ci meritiamo!

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Chi ha qualche capello bianco come il sottoscritto ricorderà i bei tempi andati quando con nonna, mamma o semplicemente con qualche amico si andava in centro a passeggiare facendo tappa obbligatoria all’Upim.

Un momento catartico per tutti, che iniziava dal piano interrato per la spesa di casa per poi passare al piano terra, tra rossetti, articoli femminili e altra oggettistica e noi piccoli sognatori, innervositi e impazienti aspettavamo solo di prendere le scale mobili per salire, salire, salire, fino all’ultimo piano, paradiso del giocattolo, perdendoci tra gli scaffali ricolmi di tutto quel ben di dio superfluo ma indispensabile.

Erano momenti magici e per certi versi unici ogni volta, perché ogni volta c’era quella novità, vista solo in tv, su qualche giornale o pubblicizzata dall’ emittente locale.

Era tutto unico, anche pentole e mutande ai piani intermedi avevano il loro fascino e ogni passo era un’emozione.

Ma si sa, tutto ha una fine e negli anni quel magico mondo è andato piano piano a scomparire, inevitabilmente schiacciato dal progresso e dalla nascita di nuove, ammiccanti, dozzinali realtà.

Ed eccoci ai giorni nostri, dopo il declino, dopo la chiusura, dopo mille parole, promesse, progetti, pseudo soluzioni campate in aria, buone solo a riempire le pagine dei quotidiani locali.

“Sarà un centro culturale, ah no una serie di negozi locali, forse l’Ikea, Zara, un ensemble di botteghe Made in Biella” e per un attimo ci abbiamo anche creduto, in quei mesi tristi e imbarazzanti in cui una povera impiegata (chi era? Che fine ha fatto? Cosa ci faceva lì? L’hanno murata dentro?) raccoglieva ipotetiche adesioni a un progetto che sulla carta sembrava vincente ma che in realtà non ha mai visto la luce, neanche una flebile fiamma di candela, nulla, zero.

Poi magicamente qualcuno ha parlato di “cinesi”, di grande magazzino dell’abbigliamento e non solo, casalinghi, di tutto e di più, insomma le solite cose che già ci sono.

Subito sono partiti tutti all’attacco perché non aveva senso, non serviva, non era quello che si voleva e infatti, anche questa volta siamo stati accontentati.

A distanza di un anno dall’annuncio nulla si è mosso, nessuno si è fatto vivo. Colpa del Covid? Non sembra, visto che il Globo il suo progetto l’ha portato avanti in ogni caso.

E allora cosa non ha funzionato all’ex Upim? Perché nessuno vuole realmente investire? Perché il centro è morto? Perché non ci solo i presupposti per un progetto duraturo? Perché costerebbe meno raderlo al suolo che ristrutturarlo?

Onestamente le ipotesi sono molte e le certezze poche.
Saranno contenti quelli che non volevano l’ennesimo market cinese, anche se non hanno capito che indipendentemente dal tipo di attività, questo sarebbe servito a smuovere le acque, a dare una boccata d’ossigeno a una zona che sta boccheggiano da troppo.

Aspettate ancora il grosso marchio che non verrà mai, sognate ancora il multistore che non esiste e intanto godetevi le rovine di quello che un tempo era un luogo magico (agli occhi di un bimbo) e ora è solo un luogo enorme, inutile, triste e vuoto, che in fondo, è quello che ci meritiamo.

LBCP

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